Consigli di Lettura: “Kaddish.com” di Nathan Englander

Nato a Long Island nel 1970, giovanissimo si è trasferito in Israele per diversi anni, Nathan Englander è poi tornato negli Stati Uniti e alla fine degli anni 90 ha pubblicato i racconti Per alleviare insopportabili impulsi (edito sempre da Einaudi) che ne hanno segnato il debutto, ma anche annunciato il suo approccio americano al suo modo di narrare l’ebraismo e la cultura americana in cui è cresciuto.

La sua sottile, autoriale vena tragicomica affiora nuovamente nel suo ultimo romanzo Kaddish.com.
Il protagonista Larry è un ebreo cresciuto in una famiglia ortodossa, ma ha scelto di vivere la sua vita un po’ come gli pare, lontana da Sinagoghe. Ha appena perso il padre, ebreo ortodosso di Brooklyn, ed è ospite, o meglio prigioniero, in casa della sorella, severa esponente della comunità religiosa di Memphis, Tennessee. Con lei sta celebrando i sette giorni di lutto stretto, la shivah. E dopo la shivah verrà il Kaddish del lutto, la preghiera per il defunto che il figlio maschio deve recitare ogni giorno per undici mesi alla presenza di un minian di almeno dieci maschi ebrei.

Il problema è che Larry non vuole dire il Kaddish. Non accetta l’intero rituale dell’Ortodossia, nonostante le rimostranze e lacrime rabbiose di sua sorella. Tuttavia, senza la recita della preghiera per undici mesi, suo padre languirà nell’aldilà.
Alla fine per “salvarsi” da sua sorella, Larry accetta di recitare il Kaddish, ma trova anche una scappatoia su internet:  kaddish.com, connubio di moderna tecnologia e antiche tradizioni pensato proprio per supplire alle mancanze di ebrei poco rigorosi. Dietro pagamento, trova un ebreo che reciterà le preghiere per lui.

Ma la vita sorniona e sarcastica riserverà a Larry un risvolto e una riscoperta che mai lui avrebbe immaginato.

C’è molto umorismo e una scrittura arguta e curosa in questo romanzo che parla di riscoperta ed espiazione.

Con una leggera satira che soffia una piacevole brezza tra le righe, Kaddish.com sa raccontare  il conflitto tra il mondo religioso e quello secolare come le ipocrisie che attraversano entrambi.

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