Consigli di Lettura: “L’anno che a Roma fu due volte Natale” di Roberto Venturini

È difficile raccontare o parlare di questo secondo romanzo di Roberto Venturini.


Folgorante e grottesco, è un romanzo complesso per i temi che tratta con uno spurodato delle parole; non consigliato a tutti perché occorre uno sforzo un po’ magico, una predisposizione d’animo particolare a lasciarsi travolgere da una nevicata un po’ fuori stagione.

Con un linguaggio sarcastico descrive il tempo che in passato era declinato al futuro e quando il futuro è arrivato, (il tempo) si è sgretolato nel passato insieme ai ricordi; con un linguaggio feroce descrive l’umanità tragica che vive ai margini, nel Villaggio Tognazzi, Torvaianica, sul litorale romano; con un linguaggio costruito su rimandi e citazioni, parla delle “metastasi dell’infelicità”, della crudeltà della vita, dell’inesorabilità della morte e di un desiderio biologico di riscatto.

Dopo “Tutte le ragazze con una certa cultura hanno almeno un poster di un quadro di Schiele appeso in camera” (2017), la casa editrice SEM ha pubblicato il suo secondo romanzo “L’anno che a Roma fu due volte Natale”.
Candidato al Premio Strega 2021, Venturini, classe 1983,

«Sulla scena della periferia marittima romana si muove un mondo di perdenti, come nell’esplicita citazione di Amore Tossico di Caligari. I toni da favola nera, da storia surreale, non sviano mai dalla cocente tragedia della realtà che lo scrittore coglie a pieno. Roberto Venturini ha scritto un grande affresco della contemporaneità.» Sono queste le parole usate da Maria Pia Ammirati che ha proposto al prestigioso riconoscimento letterario italiano il nuovo romanzo di Venturini.

Il Villaggio Tognazzi, dove è ambientata questa storia, è chiamato così perché negli anni d’oro del Cinema Italiano, Tognazzi aveva comprato lì ben 4 terreni. L’attore era uno dei più conosciuti negli anni Sessanta e la gente passando di lì diceva “andiamo al villaggio dove sta Tognazzi!”
Successe che poi il Comune di Pomezia lo fece diventare una frazione cambiando il nome, appunto, in Villaggio Tognazzi.


Qui vive Alfreda, un’accumulatrice un’accumulatrice seriale con i primi segni di demenza senile, ha reso il suo villino un tugurio, dove vive per inerzia tra insetti e cianfrusaglie. Da un po’ di tempo soffre di disturbi del sonno durante i quali le appare Sandra Mondaini, che ha conosciuto ai tempi d’oro del Villaggio Tognazzi, quando era il ritrovo estivo del jet set culturale italiano. Alfreda, nei suoi deliri notturni, immagina di parlare con l’attrice, sofferente per la “separazione” dal marito Raimondo Vianello, che riposa a Roma mentre lei è sepolta a Milano.

Sopra di lei abita il figlio Marco, ex bambino amatissimo dal pubblico per via di una pubblicità, adulto senza lavoro, perso nelle sue insicurezze e strafatto di inquietudini. Intorno a loro un sottoproletariato moderno che galleggia nella vita,  Carlo, un vecchio pescatore, con il cuore pesante, e da Er Donna, il travestito più ambito della Pontina, con un dolore inestinguibile.

Originale e coraggioso.
Limpido nella sua sfacciataggine ironica, senza pudore, “L’anno che a Roma fu due volte Natale” è un viaggio letterario unico, interessante nel panorama italiano.